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CAMPUS AUTOMOTIVE

Progetto:  Giovanni Vaccarini (capogruppo), Proger spa

Cronologia:  2008 

Collaboratori:  Alice Cerigioni, Giampietro Di Pietro, Attilio Mauri, Francesca Di Giannantonio, Maria Josè Loffredo, Marco Zitti 

Consulenti:  Remo Massacesi (impianti), Ponticello Antonio (impianti), Nicola Tavano (sostenibilità ambientale)

Località:  Val di Sangro (CH)

Il progetto parte da due istanze guida: una prima a livello insediativo ed una seconda a livello di manufatto architettonico.

concept insediativo 

L’idea insediativa è quella di strutturare una strategia di intervento che si innervi intorno alle uniche emergenze ambientali: le “forre” (cretti naturali generati dalle erosioni indotte dallo scorrere delle acque reflue verso il fondovalle del fiume Sangro).

il sistema naturale di cretti definisce, da est procedendo verso ovest, tre ambiti di intervento ben individuati : 

1) ambito che definiamo “sporco”, ovvero della massima interazione uomo-macchina;

tale ambito posto sul bordo est dell’area di intervento è lambito dalla principale viabilità di accesso all’area ( Sp 97 )di collegamento con l’abitato di Mazzagrogna. Il progetto, in una più generale politica di “accorciamento” dei percorsi veicolari, colloca in quest’ambito tutti gli accessi veicolari principali: parcheggio utenti, fermata del trasporto pubblico su gomma, taxi, ingresso alle aree ad accessibilità controllata. In questo ambito sono anche collocate tutte le attività che maggiormente necessitano di interazione veicolare con l’esterno del campus e di avere un’accessibilità merci: officine, laboratori, spin-off.

2) ambito “pulito”, ovvero dell’interazione uomo-natura; L’area compresa tra l’ambito n.1 e il secondo dei cretti che attraversa l’area di concorso è dedicata ad una serie di attività “pulite”: foresteria, ristorante, asilo, ecc.

L’area costituisce una sorta di ecosistema protetto: ad ovest il bosco planiziale (rappresenta una barriera frangivento ai venti dominanti-prevalenza SW-NNE) ad est - sud est, la vegetazione naturale del cretto.

Le attività di interazione tra uomo e natura sono stimolate dalla presenza all’interno dell’ambito di uno dei due nuovi bacini idrici e da un parco attrezzato in cui si è pensata la sistemazione del “parco fotovoltaico” come una sorta di parco delle sculture; i pannelli fotovoltaici sono disegnati come elementi organici che si integrano con il paesaggio circostante da cui ne riprendono forme e linee.

3) ambito della rinaturalizzazione del territorio: bosco planiziale; L’idea, è quella di restituire l’ultimo degli ambiti definiti dal sistema delle forre ad una completa riforestazione che, oltre che rappresentare una riserva per gli approvvigionamenti legnosi, doti l’area di un “volano ecologico” per l’intero comprensorio.

concept architettonico

La dimensione territoriale è la caratteristica che meglio descrive il tema con cui l’architettura si deve misurare nell’approccio al progetto. 

Il territorio, la divisione dei campi, l’allinearsi e lo scostarsi dei segni impressi dall’uomo sul suolo sono la dimensione primaria dell’abitare (l’insieme dei segni, delle azioni tese a dividere, arginare, perimetrare: conformare uno spazio definito); il disegno del suolo di questo brano di territorio agricolo hanno una valenza poetica ed evocativa imprescindibile.

Il progetto parte dall’idea che il suolo e l’edificato debbano dialogare, “infomarsi” l’uno dell’altro, con-fondersi.

L’idea è che il suolo possa diventare l’elemento che conforma un sistema complesso di copertura, una copertura interfaccia tra interno ed esterno, ma anche interfaccia tra il paesaggio e l’edificato.

La copertura/suolo

La copertura/suolo diventa l’argomento compositivo principale:

- componente del sistema ambientale ;

- interfaccia tecnologica; (la copertura rappresenta l’intercapedine tecnica che consente di accorciare la distribuzione (canalizzazione, ecc) dell’energia; potremmo avere energia a “km 0”)

- componente espressivo del disegno degli spazi esterni ed interni.

Flessibilità

Il sistema di copertura costituisce l’elemento primario di organizzazione degli spazi del laboratori, officine, incubatore spin-off, esposizione; essa garantisce la massima flessibilità di lay out, grazie alla possibilità di poter

disporre del piano tecnico contenuto nel suo spessore.

Area test

Il sistema della copertura/suolo che maggiormente connota il disegno degli spazi coperti, è pesato come la continuazione di un disegno del suolo che coinvolge anche l’area test.

L’ara test occupa un’aerea di circa 46.800 mq, una superficie importante che è coinvolta pienamente nel disegno del paesaggio; una serie di dispositivi insediativi mitigano il suo impatto sul suolo:

- mantenendo inalterato il disegno del tracciato ed utilizzando la pendenza naturale del terreno, si sono studiate le quote di giacitura del nastro stradale che consentono di avere costantemente degli spalti verdi che bordano il tracciato rendendolo praticamente invisibile dall’esterno. Tale sistema rappresenta, inoltre un sistema naturale di abbattimento dell’inquinamento acustico, mantenendo a livelli considerevolmente bassi i costi di manutenzione.

L’idea è quella di considerare l’area test e le parti coperte (laboratori, officine, esposizione, spin-off, ecc.) come un continuum figurativo e funzionale.

L’idea insediativa del campus è quella di essere parte del territorio, una porzione di suolo abitata

Torre comunicativa-tecnologica

Il campus, rappresenta il polo di ricerca ed eccellenza di un’area industriale densamente sviluppata lungo la valle del fiume Sangro, esso si affaccia sulla valle e segnala la sua presenza con una torre comunicativa che come un albero artificiale si erge oltre la vegetazione esistente.

La torre è una sorta di scultura in acciaio cor ten (una “corteccia” artificiale)  colonizzata dalla vegetazione e dalla serie di pannelli fotovoltaici fitoformi.

Essa è un “albero” .

La torre accoglie i camini delle centrali energetiche e di generazione del calore attraverso biomasse posizionate nel suo attacco a terra.