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SISTEMA INTEGRATO DI SPAZI PUBBLICI

Progetto:  Giovanni Vaccarini (capogruppo), Francesca di Giannantonio, Berardo Matalucci, Elisa Montalti, Fabiano Spano

Cronologia:   progetto:  2008 

Realizzazione:  2008 -2009 

Collaboratori:  Alice Cerigioni, Maria Josè Loffredo, Attilio Mauri, Marco Zitti 

Consulenti:  Giacinto Damiani, Maria Chiara Nardi, Enrico Crobu

Località:  Teramo

Il centro storico di Teramo si presenta come una città rigida che consuma suolo e risorse, un agglomerato solidificato nel tempo, mosaico di elementi diversi tra loro per forma e significato. Pur prendendo nome dalla sua posizione “Interamnia” (tra due fiumi), la città sembra aver voltato le spalle ai corsi d’acqua, la cui presenza non viene quasi mai percepita. Il progetto parte proprio dal concetto di paesaggio per manipolare il materiale offerto dalla città; il centro storico di Teramo si presenta già a tratti contaminato da elementi naturali che, incontrollati, si impossessano di rovine e muri, trasfigurandoli. Partendo proprio dalla cancellazione della tradizionale distinzione tra naturale e artificiale, il progetto si focalizza sul “vuoto tra le cose” per studiare una rete di corridoi ecologici, nodi e spazi aperti in un’ottica di sostenibilità ambientale e di articolazione funzionale.
Da una parte la città si apre, dall’altra la natura entra, creando così un sistema naturale-artificiale, un organismo vitale nello spazio e nel tempo che si sviluppa proprio attraverso il processo dell’innesto, del radicamento: il paesaggio composto di verde e acqua, proveniente dai parchi fluviali, comincia ad impossessarsi della città sotto forma di filamenti, nodi e superfici. La strategia dell’agopuntura urbanistica permetterà di intervenire in questa fase su alcuni tagli trasversali, permettendo, di riflesso, di rivitalizzare l’intero organismo e di individuare un metodo di trasformazione applicabile, per crescita e sovrapposizione, in altre parti della città. Viene così superata la netta e lineare separazione tra gli spazi dei parchi fluviali e gli ambiti della città, costruendo nuove compenetrazioni.
Le cesure, le disconnessioni oggi esistenti potranno quindi essere colmate da un sistema che si affida ad un’operazione di sutura in grado di rendere solidali parti discontinue grazie al verde di filtro.
Il progetto si sviluppa nello spazio attraverso il processo dell’innesto, del radicamento: il paesaggio comincia ad impossessarsi della città attraverso filamenti, nodi e superfici orizzontali/verticali di verde e acqua che penetrano dai parchi fluviali nel suolo, modificandolo e attribuendo nuovi significati agli spazi. Il paesaggio che si configura risentirà inevitabilmente dei cambiamenti stagionali, settimanali, giornalieri, modificando percezione, aspetto e funzione degli spazi “abitati” da essenze autoctone, la cui ciclicità diviene essa stessa materia di progetto. Viene quindi innestato su questo suolo di base una serie di livelli sovrapposti (le cosiddette 5 città) riferiti a nuove materie e a usi urbani diversi :
1. verde urbano
2. sistema delle acque
3. energia pulita e rinnovabile
4. rete di piazze con fruizione articolata
5. accessibilità ciclabile e pedonale
Ogni cittadino potrà così trovare la “sua” città, in cui identificarsi e vivere secondo le proprie esigenze. Grazie alla creazione di un sistema di ambiti ecologici, la città potrà finalmente ritornare a registrare lo scorrere del tempo e la crescita di un organismo vitale, in un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica in grado di assegnare un nuovo statuto di abitabilità ai vuoti della città. La strategia di progetto intende immettere, infatti, nel tessuto nuove pratiche sociali, oggi poco diffuse nel centro di Teramo, ma auspicabili per città potenzialmente “a misura d’uomo”.