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NUOVO CIMITERO DI SILVI

Progetto:  Giovanni Vaccarini (capogruppo)

Cronologia:   progetto: 2007; realizzazione: 2008 -2009 

Concessionario ed esecutore:   Consorzio Progetti & Finanza 

Collaboratori:  Cosimino Casterini, Attilio Mauri 

Strutture:  Pietro Taraschi

Committente:  Amministrazione Comunale di  Silvi  (Te) 

Fotografo:   Alessandro Ciampi

Il cimitero è uno dei luoghi della memoria collettiva in cui sono custoditi i segni dello scorrere degli eventi, passeggiare in questi luoghi riporta tutte le nostre fatiche ad una dimensione sempre misera a confronto con lo scorrere del tempo.
Come nella città dei vivi, il sedimentarsi degli interventi di ampliamento del recinto sacro del cimitero ha rispecchiato le vicende delle epoche di appartenenza. È’ difficile ritrovare un “disegno” negli ampliamenti degli ultimi decenni, o nelle regole insediative oppure nelle ragioni dei singoli manufatti; probabilmente ciò riflette l’incertezza e lo scollamento culturale che si è vissuto durante quella che grossolanamente possiamo definire come l’epoca “dell’industrializzazione di massa”.
L’area di intervento è posta a nord dell’attuale “campo santo”: si tratta di un’area in declivio abbandonata dall’uso agricolo, di cui ne resta memoria nella piantumazione ad ulivi.
La valle su cui giace il versante, si apre verso il mare ad est, mentre ad ovest il paesaggio è dominato dall’imponente manufatto del viadotto della A14.
L’idea di progetto è quella di disegnare un sistema insediativo che dialoghi con le curve di livello ed, allo stesso tempo, con il paesaggio circostante . I corpi di fabbrica sono pensati come elementi filiformi che seguono le curve di livello, con il loro conformarsi disegnano gli ambiti (disposti a gradoni) del cimitero; ad est ed ad ovest, attraverso la recinzione trasparente, inquadrano porzioni del paesaggio marino e collinare.
_ Il paesaggio: i corpi di fabbrica filiformi si aprono sul paesaggio, scardinando uno dei componenti canonici del sistema cimiteriale: il recinto.
Il recinto è, nella cultura italiana, uno degli elementi principali di definizione del “campo santo”; esso segna un dentro da un fuori, riducendo al minimo le interferenze dell’esterno con le architetture cimiteriali.
Il progetto, tenta di affiancare agli spazi di meditazione e raccoglimento delle inquadrature sul paesaggio circostante; una dimensione dell’anima in cui l’architettura mette in scena il silenzio.
_I materiali: i materiali del progetto sono essenzialmente due: il rivestimento in pietra e l’intonaco.
I corpi di fabbrica sono pensati come dei volumi monolitici filiformi rivestiti in pietra negli affacci verso il paesaggio; il rivestimento è realizzato con una pietra grezza con variazioni cromatiche.
Il suo è un uso “scarno”, le fughe tra i vari ricorsi sono state lasciate aperte, il partito architettonico è scandito da tagli verticali che disegnano un macro codice a barre.
La parte interna dei corpi di fabbrica (il “ventre”) è tutto in cemento faccia a vista ed intonaco grigio.
Il territorio è il risultato di interventi continui, di processi di manipolazione e trasformazione in cui il naturale e l’artificiale si montano e si confondono; la superficie è il testo in cui è inciso lo stratificarsi di storie ed eventi. Questa superficie estremamente variegata (dune, rilievi, pieghe, lacerazioni, incisioni) è il risultato di deformazioni e dislocazioni nel tempo e nello spazio, che riflettono le molteplici azioni soci- economiche montate nel corso del tempo. Essa é il materiale principale di un progetto di suolo in cui pochi sono i momenti in cui il nostro modificare (progettare) lo spazio trova esiti completamente volumetrizzati. Il progetto è sempre un intervento interstiziale, un progetto di “infiltrazioni” in cui la modellazione della superficie del terreno è la componente instabile e rivelatrice di nuove emergenti forme di spazio.