i
POLO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI
Ravenna

Progetto architettonico:  Giovanni Vaccarini 

Cronologia:   progetto: 2008 

Collaboratori:  Marco Zitti (project coordinator), Alice Cerigioni, Maria Josè Loffredo, Attilio Mauri

Plastico:  Andreas Manrique

Modellazione 3D:  Giampietro Di Pietro, Marco Scuderi

Committente:  Powercrop

Località:  Russi (RA)

L’intervento riguarda la progettazione architettonica di un sistema integrato di energia elettrica e calore, ricavati da biomasse vegetali, da realizzarsi nel sito dello stabilimento ex Eridania di Russi (RA).
La progettazione architettonica del complesso è stata focalizzata su due temi principali:
- design del sistema di involucro delle volumetrie delle principali sezioni dell’impianto (caldaia a biomasse, modulo biogas)
- design dell’intero sistema di definizione dei “bordi” del complesso e dei dispositivi di mitigazione ambientale/paesaggistica.
La pianura all’interno del quale l’impianto a biomasse si colloca ha una connotazione prevalentemente agricola. Si tratta di pensare l’intervento con una sensibilità nuova del modo di relazionarsi con l’ambiente, oltre che di una nuova filosofia energetica prodotta da fonti rinnovabili e compatibili con l’ambiente e l’ecosistema.
Il disegno dei campi, il suolo con i segni e le modificazioni impresse dall’uomo diventa l’elemento principe del concept di progetto.
Il suolo è modellato come un campo agricolo, diventando elemento di bordo, terrapieno ed elemento di rivestimento dei manufatti edilizi, una sorta di “collina” verde all’interno del paesaggio.
L’intervento architettonico parte dalla convinzione di dover considerare i manufatti edilizi come parte integrante del paesaggio agrario circostante; un intervento che, in considerazione della sua estensione, assume un ruolo di carattere paesaggistico, prima ancora che di disegno dei singoli elementi costituenti il complesso.
L’involucro esterno degli edifici principali, sarà realizzato da una parete ventilata costituita da un sistema di contenitori in cui in un terreno vegetale è messa a dimora un’essenza erbacea composta da una miscela di essenze erbacee di origine autoctona.
Il sistema, costituito da elementi modulari, è ancorato ad una sottostruttura metallica su cui corre anche il sistema di irrigazione e distribuzione dell’acqua. Gli elementi modulari consentono la formazione di una seconda pelle vegetale che avvolge quasi completamente il manufatto edilizio, connotandolo come una sorta di “collina verde”.
Il tema della perimetrazione e recinzione del complesso viene interpretato come un tema di paesaggio: il terreno di scavo dei manufatti edilizi non viene portato a discarica, ma viene riutilizzato nell’ambito del cantiere per modellare il suolo.
L’idea è quella di formare un terrapieno che borda l’intero complesso che, oltre che costituire una recinzione naturale, diventa uno spalto verde che occlude alla vista i cumuli di cippato, costituendo anche una barriera fono assorbente.